Il Santo Rosario

Con le meditazioni di San Giovanni Leonardi

IL ROSARIO È POTENTE PERCHÉ POSSIEDE UN BARICENTRO CRISTOLOGICO

Nel Rosario, semplice e potente sintesi del Vangelo, è Gesù di Naza-reth: il figlio di Maria è l’unico Figlio di Dio, vero uomo e vero Dio. In questa preghiera avviene la piena rivelazione di quelli eventi che non sono più “misteri sconosciuti”, che è dato di conoscere solo a pochi iniziati e illuminati, ma avvenimenti gioiosi, poiché la vicinanza di Dio all’uomo avviene nella storia. Luminosi, perché rivelano i grandi se­greti di Dio, non come gnosi, ma come realtà che brillano sul volto di Gesù. Dolorosi, perché solo nell’agape della croce l’amore e la verità diventano un dono concreto. Gloriosi, perché il destino che attende l’uomo è di comunione e di piena partecipazione alla Trinità gloriosa. Questi eventi hanno avuto luogo innanzitutto nella vita di Maria.

La vita della Vergine è stata il primo Rosario, sgranato col trascorrere dei giorni, nel seguire ciò che era stato generato nel suo grembo e non nella gnosi della sua mente. Un Rosario di peregrinazione dietro ad un Figlio che non era sempre possibile capire, quasi si trattasse di un teo­rema, ma al quale bisognava obbedire, mentre “serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore” (Lc 2,52), da Nazaret a Cana, dalla Croce sino al mattino di Pasqua, con lo sfondo di una tomba vuota. Maria vive l’esperienza di un incontro personale con il Totalmente Altro, nel quale non avviene l’annullamento né lo svuotamento del suo io umano e femminile, pur riconoscendosi come l’ancella sulla quale si posa lo sguardo dell’Altissimo.

Pregando il Rosario non sfuggiamo al dolore e alla morte, all’inutilità alla quale apparentemente è possibile far fronte con dei facili metodi per raggiungere il successo: evoluzionismi di successive reincarnazioni e illusioni utopistiche di una medicina olistica che ci consegnerà la ri­cetta per i mali dell’uomo e del mondo. Il rosario ci fa ricordare l’“ora”, intessuto di fragilità; “l’ora della nostra morte”, come apertura all’eter-nità. Come preghiera degli umili, il Rosario illumina in modo contem­plativo, la sfida sostanziale che viene posta al cuore della fede. Guidati per mano dalla Vergine Madre siamo condotti a riconoscere in Dio il creatore del cielo e della terra e la fonte di tutta la vita personale, come Colui che trinitariamente entra nella storia personale di una ragazza di Nazareth, e non come una forza o energia di base. Recitandolo, è come se la figura di Maria si imponesse nel suo aspetto più semplice e più nascosto.

Il Rosario è “potente” perché il suo baricentro è cristologico. Al centro di ogni Ave Maria vi è il nome di Gesù. Nel cuore di tutta la peregri­nazione della fede che il Rosario ci fa percorrere, vi è l’opera della sal­vezza di Cristo, che giustamente nel cuore e dal cuore di Maria genera il suo primo e più eccelso frutto (Cfr. Sacrosanctum Concilium, n.103). Togliere Cristo dal centro di gravità della fede della Chiesa significa far crollare tutto l’edificio stesso della fede.

Il Rosario ci fa percorrere, senza eufemismi e mistificazioni sdolcinate, il mistero della morte e del dolore, accolti come un calice amaro, che quando è bevuto insieme a Cristo nell’obbedienza alla volontà del Padre, diventa redentore. Quanta potenza può avere il Rosario, soprat­tutto tra le mani del malato, del sofferente, dell’angosciato e del povero. È a coloro che si sentono “piccoli” che viene rivelato il mistero del-l’amore salvifico di Dio: per questo Gesù loda e benedice il Padre. (cfr. Mt 11,25-26).

Questo cammino lo ha fatto san Giovanni Leonardi che nel Rosario ha sintetizzato tutta la sua spiritualità. Nel cammino con Maria ha trovato la maestra di umiltà e di abbandono che lo hanno plasmato nel suo cuore e nei suoi atteggiamenti.

Il Rosario nella vita di san Giovani Leonardi

Il Rosario, in compagnia di san Giovanni Leonardi, s’ispira a quanto ha detto Ippolito Marracci nella lettera sulla spiritualità mariana del fondatore nel 1643:

“Meditando i misteri della Beata Vergine, cosa che faceva principal­mente nel mese di agosto, si commuoveva profondamente ma, in modo straordinario si struggeva ogniqualvolta, come se un fuoco divino lo consumasse, quando si immaginava essere il Bambino Gesù allatto al seno materno”.

Recitare il Rosario era assumere il latte, per essere un vero discepolo di Cristo e testimone del Vangelo. Riecheggia in questa testimonianza il testo del Salmo: “Sono quieto e sereno; come un bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è in me l’anima mia.” (Salmo 131, 2) Semplicità, spontaneità, quindi, ma con una certa con­sapevolezza e coscienza.

Un bambino tra le braccia della madre: immagine tanto umana, ordi­naria; ma quando il Figlio di Dio in persona si è abbandonato a quel modo nelle braccia di Maria, questa umile realtà ha assunto un carattere sacro che ci rimanda all’amore di tenerezza di Dio.

L’esperienza che Gesù bambino ha fatto, ce l’ha rivelata parlandoci di Dio che è Padre nel suo amore forte e appassionato; che è “madre” nel suo affetto di tenerezza e nella sua sollecitudine.

Credendo a questo amore possiamo veramente abbandonarci e vivere come bambini: “…se non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. …” (Mt 18,2-5). Giovanni Leonardi con il Rosario è diventato un bambino nel senso del Regno di Cristo. È un segno della maturità cristiana.

L’epistola del Marracci e le diverse biografie del Leonardi, ci attestano la costante recita del Rosario da parte del fondatore. Preghiera che lo accompagnò per tutta la vita insieme altri gesti devoti: penitenze, pel­legrinaggi, mesi marinai …, ma soprattutto egli sentì con piena consa­pevolezza la presenza amante della Vergine Maria e volle sempre corrispondere per meglio servire e conoscere il Signore.

Oggi ci parla noi, suoi figli, come lo fece con il vescovo di Siponto di fronte ad una immagine di Maria che già san Bernardino da Siena la venerava in quella città. Riascoltiamo la sua testimonianza sullo sguardo di Maria su Giovanni Leonardi, che illuminò tutta la sua per­sona e di coloro che con lui si relazionavano:

Io,[Mons. Buratti, arcivescovo di Siponto], attesto che di aver conosciuto nella città di Siena, il P. Giovanni Leonardi di venerata memoria, fondatore della Congregazione della Madre di Dio, mentre era arcive­scovo di Siena, Sua Eminenza il cardinale Francesco Maria Taruggi. La città di Siena conserva l’antichissima immagine della Madonna che san Bernardino era solito visitare ogni giorno con grande fervore. Ad essa, spessissimo si recava il nuovo Fondatore della Congregazione della Madre di Dio. Questi, più di una volta si rivolse a me con queste parole. “Infiamma il tuo cuore d’amore per la Vergine e fa ogni sforzo possibile per ottenere il suo favore”. Nel pronunciare tali parole il suo volto risplendeva di così tanta allegrezza e si suoi occhi sfavil­lavano di una luce così grande che, lasciatemelo dire, era come se nel suo cuore fosse sgorgata la luce divina e con giusta ragione, chi cono­sceva il perché di quel meraviglioso giubilo, lo considerava beato. In verità io debbo molto a quel grande uomo che seppe accendere nel mio cuore una perenne devozione verso al santa Madre di Dio”. (Ippolito Marracci, lettera ai religiosi sulla spiritualità mariana di san Giovanni Leonardi)

Giovani Leonardi morì il 9 ottobre 1609, nel mese del rosario. Ippolito Marracci già nel 1643 si è soffermato su questo provvidenziale coin­cidenza. La motivazione storica è antica: la battaglia di Lepanto, avvenuta nel mese di ottobre (7.10.1571) e la cui vittoria fu attribuita da san Pio V all’intercessione della Madonna del Rosario.

L’Europa cristiana si vide liberata dalla minaccia musulmana che vo­leva distruggere il cristianesimo nel 1571, quando i musulmani vennero sconfitti dalle forze cristiane nella battaglia di Lepanto, nel mar della Grecia. Papa San Pio V chiese agli eserciti cristiani di portare l’“arma del Rosario”. Visto che la grande e miracolosa vittoria avvenne il 7 ot­tobre, il papa istituì in quel giorno la festa di Nostra Signora del Santo Rosario. Giovanni Leonardi ci ha lascito in “quella settimana festiva” come lo ricorda Marracci:

Morì, pieno di giorni e di meriti, il 9 ottobre 1609, all’età di 69 anni. Forse fu per divina disposizione che lasciasse questo mondo proprio durante la settimana festiva del santissimo Rosario chi, come devotissimo cultore di Maria, mai tralasciò di recitarlo. Colui che, proprio nella chiesa della Rosa consacrò alla Vergine le primizie del suo apo­stolato e dove, ricevuti dalle mani di Maria i più grandi favori, mise le radici della sua Congregazione a guisa di un nuovo rosario e che ascendesse al roseto del paradiso questo cultore delle rose eterne pro­prio, nel tempo in cui solennemente e dappertutto era celebrato il Ro­sario di Maria”.

Anche noi dobbiamo coltivare quel “Roseto mistico” che san Giovanni Leonardi ha piantato nella sua Congregazione di fronte alla Madonna della rosa, dove fondò la sua famiglia nel primo settembre1574.

La mano della Madonna ci introduca nel Mistero, perché questo è il senso delle nostre giornate, il significato del tempo che scorre; ci guidi nel cammino il suo sguardo, ci educhi il suo esempio, la sua figura co­stituisca il disegno del nostro proposito. Madre generosa, che generi per noi la grande presenza di Cristo, noi vogliamo essere consolati, confortati, alimentati, arricchiti, allietati da quella presenza che è rinata dalla tua carne e per questo ti chiediamo di farci partecipi della tua li­bertà, della tua disponibilità, della tua via.

P. Francesco Petrillo OMD

Consigli per la recita del Rosario

I misteri del Rosario sono quelli del ordine tradizionale, nei quali viene proposto un brano biblico e un testo di san Giovanni Leonardi tratti dai Sermoni (Lucca, 2003) e Meditazioni (Lucca, 1991) nella versione cu­rata da P. Vittorio Pascucci; dalle Lettere del Santo, dal Catechismo e dal Progetto missionario che san Giovanni Leonardi fece con G.B. Vives e Martin De Funes.

Nel Mistero della presentazione di Gesù al tempio, invece, abbiamo scelto, una volta per tutte, una meditazione profonda e spiritualmente capace di condurci con la suggestione di essere sacerdote, sull’esempio di Maria, in virtù del nostro Battesimo. È il testo di un figlio di san Giovanni Leonardi, che fu P. Ippolito Marracci (1604-1675) che dedicò tutta la sua vita alla glorificazione di Maria Immacolata e ha scritto una lettera a tutti i religiosi leonardini sulla spiritualità del nostro Fon­datore.

– Si inizia con il segno della croce e l’invocazione “O Dio, viene a sal­varmi: Signore, viene presto in mio aiuto”.

– Si enuncia il Mistero seguito dalla proclamazioni di un passo biblico.

– Un momento di silenzio permette di fermare lo sguardo sul Mistero da meditare.

– Per sottolineare il legame tra il Rosario e la vita, si continua con una breve meditazione di san Giovanni Leonardi.

– La recita del Padre nostro ci aiuta a vivere da figli di un unico Padre e fratelli tra di noi.

– L’Ave Maria ha come centro il nome di Gesù.

– Al termine di ciascuna decina, recitate la preghiera chiesta dalla Madonna di Fatima: “O Gesù mio! Perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in Cielo tutte l’anime, specialmente le più bisognose della tua Misericordia.”

– Infine si aggiunge la giaculatoria cantata: Trahe me, post Te, Mater sancta (attirami dietro a te, Madre santa) che san Giovanni Leonardi ripeteva assai spesso con grande compunzione.

– Seguono, alla fine del 5° Misterio, la Salve Regina, le litanie e l’affidamento a Maria con il canto del Sub tuum praesidium, l’antica pre­ghiera mariana risalante al III secolo, ancora oggi recitate dai leonardini al termine di ogni celebrazione (Preghiere che si trovano alla fine del libretto). È risposta alle concrete esperienze della presenza materna di Maria secondo le precise parole dello stesso Fondatore: “figli non ab­biate timore, vi ho offerti alla Regina degli Angeli chi vi accolti sotto il suo manto. Questo vi serva di segno: che in qualunque posto andiate, la troverete e ne sperimenterete la protezioni”.

MISTERI GAUDIOSI (o della GIOIA)

Da recitare il Lunedì e il Sabato
1. L’Annunciazione dell’Angelo a Maria Vergine:

«Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.» (Luca 1,26-38).

Meditazione

“Meditate in questo mistero, come tutto il mondo era sotto il dominio del demonio per il peccato di Adamo. Molti peccati che ogni giorno si sono commessi e perciò nessun uomo è andato in paradiso, ma all’in-ferno. Considerate come il Signore, mosso a pietà per l’uomo, mandò l’Angelo Gabriele, con l’innumerevole schiera di angeli, ad annunciare alla Madonna, la venuta del suo figlio.

Pensate che la Madonna, mentre era in preghiera e supplicava Dio che volesse mandare il suo figlio. Subito fu mandato l’angelo e la salutò. Gli fu preposta la grande notizia della venuto del suo figlio e la Ma­donna gli disse: ”Eccomi, sono l’ancella del Signore. Si compie in me ciò che hai detto”.

Pensate che, in un momento, dopo il sì di Maria, si è formato nel suo seno il figlio di Dio.” (San Giovanni Leonardi, Meditatio XI)

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria

Gesù mio perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della Tua misericordia.

Trahe me post Te,
o Mater sancta

  • La Visita di Maria Vergine a Santa Elisabetta:

«In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: “Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo!» ( Luca 1, 39-42).

Meditazione

“Sono giusti e santi coloro che hanno riformato il cuore, rinnovata la volontà. Disposti nella loro vita a compiere ogni gesto con spirito di santità, fuggendo ogni occasione di peccato e facendo tutto per Dio. Costoro sono giusti, come Zaccaria ed Elisabetta, non di falsa giustizia, ma di quella vera, che viene da Dio e perciò, meritoria”. (San Giovanni Leonardi, Sermone C. 388, In die nativitatis Joannis Battistae)

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria

Gesù mio perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della Tua misericordia.

Trahe me post Te,
o Mater sancta

  • La Nascita di Gesù:

«In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirino. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazareth e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo» (Luca 2,1-7).

Meditazione

“In questo mistero, con la mente libera da ogni preoccupazioni terrena, vi metterete in meditazione del viaggio fatto dalla Madonna e san Giu­seppe, da Nazareth fino a Betlemme. Quando furono giunti a Betlemme e dopo essere iscritti per il censimento andarono per trovano un allog­gio. Non lo trovano né presso gli amici, parenti, magari pagando e chie­dendo, per l’amore di Dio, che qualcuno gli ospitasse. Pensate all’angoscia di Giuseppe, la modestia e la pazienza della Madonna, fra tante turbolenze.

Come uscirono dalla città e dopo aver camminato un pezzo di strada e visto parecchi luogo ed essendo ormai vicina la notte, trovarono quella grotta, rifugio degli animali. Entrati, la Santa Vergine scelse quel posto dove sarebbe nato il suo figlio. Immaginate Maria, quando posta in gi­nocchio, mentre la sua vita era tutta rapita in Dio, con il cuore ardente e infiammato di aver visto Colui che era l’atteso di tutta la storia.

Le voci dei Profeti che desideravano questa venuta, gridarono a gran voce:

“Stillate, cieli, dall’alto

e le nubi facciano piovere la giustizia;

si apra la terra

e produca la salvezza

e germogli insieme la giustizia.” (Is 45,8);

Fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi” (Salmo 79,20).

Ma più forte che la voce dei profeti, fu quella della Santa Vergine. Sara, la moglie di Abramo, si meravigliava che essendo sterile potesse partorire e vedere il suo figlio, quanto più si stupì la Santissima Vergine che lei, vergine, partorisce e vedere quel suo figliolo, concepito per opera dello Spirito Santo. Chi più di Lei, ricolma dell’amore più di ogni creatura, desiderasse la liberazione del genero umano; chi più di Lei ebbe il desiderio di vedere nato il Liberatore del mondo.

Maria, sapendo che il suo figlio era figlio di Dio e che era il suo crea­tore, non desiderava altro che di vederlo, adorarlo, baciarlo e stringere al petto”. (San Giovanni Leonardi, Meditatio XII)

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria

Gesù mio perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della Tua misericordia.

Trahe me post Te,
o Mater sancta

4. La Presentazione di Gesù al Tempio:

«Quando furono passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima di essere con­cepito nel grembo della madre. Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per of­frirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Sig­nore: Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore» (Luca 2, 21-24).

Meditazione

“Maria possiede la dignità, il compito e la funzione del sacerdozio del Nuovo Testamento […]. Nella Presentazione, Maria offre il suo Figlio a Dio con mani sacerdotali. Con le sue mani di sacerdote essa offrì il suo Figlio e per mezzo di questo sacrificio essa stessa fu costituita quale sacerdote spirituale. La cosa più piccola che tu vorresti offrire, offrila per mezzo delle degnissime e accettabili mani di Maria, per non correre il rischio di vedertela rifiutare…É a Maria che noi dobbiamo affidare le nostre intenzioni e opere di carità. Offriamo per suo mezzo il bene realizzato. Presentiamo tutto al suo Figlio attraverso le mani verginali di Maria, in modo da rendere impossibile ogni rifiuto. I Re magi hanno fatto la loro offerta, però lo fecero per mezzo di Maria. Essi ci inse­gnano che noi dobbiamo offrire a Dio tutto ciò che portiamo nel cuore per mezzo delle mani di Maria.

Lei é il turibolo d’oro (Ap 8,3) per mezzo del quale noi dobbiamo of­frire a Dio per essergli grati, non solo l’incenso delle nostre preghiere, ma anche il resto di tutte le nostre buone azioni.

Lei é anche la porta del cielo, lei riceve le nostre richieste, i nostri de­sideri, le nostre gioie e i nostri dolori come frecce che lei scaglia nei cieli e pianta profondamente nel cuore di Dio.

Lei è il sacerdote spirituale che può presentare con mani pure il sacri­ficio delle nostre buone opere a Dio grande e misericordioso”. (P. Mar-racci Ippolito, Leonis Mariale, In Purificationem, Romae 1651, pp. 151-157.

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria

Gesù mio perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della Tua misericordia.

Trahe me post Te,
o Mater sancta

5. La perdita e il ritrovamento di Gesù nel Tempio:

«I suoi genitori si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo secondo l’usanza; ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù ri­mase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne ac­corgessero… Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelli­genza e le sue risposte» (Luca 2, 41-47).

Meditazione

“Si chiama fanciullo e non principe e per te è stato circonciso perché tu possa apprendere la semplicità cristiana […] Per te fu circonciso e fu chiamato con il suo nome: Gesù. Gesù vuol dire Salvatore. Da questo apprendi o cristiano a porre ai tuoi figli nomi di salvezza o che condu­cano alla salvezza come quelli dei santi e delle sante.

[…] Ora se il nome, come affermano i saggi, è solito dimostrare la na­tura e la proprietà delle cose, i nomi dei santi ci mostrano come non vogliamo essere simili agli idolatri e ai pagani. Prendendo i santi per vostri avvocati certo essi vi aiuteranno a salvarvi.

Dunque Gesù è il suo nome. Nome potente in cielo in terra e nell’in-ferno. Nome dolce all’anima. Davanti a questo nome si prostrano tutte le creature del cielo. Tutti occorre che ci inchiniamo con il cuore ono­randolo profondamente, imparando da ciò che la Chiesa insegna ai sa­cerdoti e al popolo: il gesto di inchinarsi di fronte al nome di Gesù ottiene l’indulgenza dei peccati.

Questo nome dunque sia nel vostro cuore, perché questo nome vi farà osservare la divina legge, vi farà conoscere e confessare i vostri peccati, vi farà osservare non solo il culto interiore, ma anche quello esteriore, vi darà la forza di cominciare fin da piccoli a fare bene le cose, vi farà seguire la semplicità cristiana e finalmente vi farà circoncidere da ogni vizio. (san Giovanni Leonardi, Da un Sermone sulla circoncisione del Signore C. 430).

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria

Gesù mio perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della Tua misericordia.

Trahe me post Te,
o Mater sancta

MISTERI LUMINOSI (o della LUCE)

Da recitare il Giovedì :

1. Il Battesimo di Gesù nel Giordano:

«Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed ecco una voce dal cielo che disse: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaci­uto”» (Matteo3,16-17).

Meditazione

“La Scrittura afferma che Mosè percosse con la verga la pietra e vi uscì acqua. Cristo è la pietra, la percossa è la piaga del costato da cui af­ferma Giovanni: uscì sangue ed acqua (Gv 19, 34).

Attesta ancora la Scrittura, che l’umanità di Cristo è l’arca di Noè alla quale applica le sue stesse proprietà e fra l’altro, riferisce che la porta laterale è la piaga del costato, come riporta in un commento lo stesso Agostino. La tempesta dei dolori in mezzo ai quali si trovò l’arca, e quella descritta, quando si contemplano ad uno ad uno le membra di Cristo. Come dall’arca, quando terminò la pioggia la colomba turbata, uscì andando e tornando, finché si prosciugarono le acque sulla terra (Gen 8,7); così dopo la morte di Cristo i suoi uccisori non si pacarono, ed osservando con zelo la legge, dissero di voler tagliare le sue gambe perché non rimanesse il Crocifisso nel giorno di Pasqua.

Smetti di osservare le piccolezze, togli la tua ipocrisia! Poniti tra la lan­cia ed il cuore di Cristo per essere tu ferito. Ah! cuor mio, perché non fai da scudo tra la lancia ed il tuo Cristo, il tuo Signore? Perché non ri­pari tu quel colpo? Entra in quella piaga che è la porta dell’arca, la pi­scina che risana, la vasca di Siloe, il Giordano, la porta del Tempio, la pietra di Mosè percossa dalla verga da cui infine viene ogni bene ed i sacramenti. (San Giovanni Leonardi, Da un sermone sulla Passione, C 247)

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria

Gesù mio perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della Tua misericordia.

Trahe me post Te,
o Mater sancta

2. Il primo miracolo di Gesù alle nozze di Cana :

«Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Nel frat­tempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno più vino”. E Gesù rispose: “Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora”. La madre dice ai servi: “Fate quello che vi dirà”» (Giovanni 2, 1-5).

Meditazione

“Che grandezza del matrimonio che da Cristo ha onorato con la sua presenza: ci dimostra l’unione della sua persona con la Chiesa. Come dice san Paolo: Cristo è la Chiesa. Questo mistero è grande, ma al ve­dere che al giorno d’oggi come i cristiani hanno dimenticato. Vorrei solamente pregare… Per di più vengono le lite fa marito e moglie. Si moltiplicano le guerre tra generi contro i suoceri, i figli contro i suoceri, i cognati sono nemici. Questa battaglia è il risultato della lontananza di Cristo; dall’unione di Cristo con la sua Chiesa.

Non trattano il matrimonio come sacramento, ma lo considerano cosa profana, anzi più profana. Le cose sante, si trattano santamente. I cri­stiani dovrebbero meditare queste nozze che l’evangelista Giovanni (2,1) in cui richiama Cristo e la Vergine. Sì, come Cristo si è reso cor­poralmente a quelle nozze, così tutti comprendiamo che Cristo si è unito a tutte le altre nozze.

Non tutte le nozze si fanno in modo santo, ma a quelle in cui sacra­mentalmente sono celebrate. A queste nozze si trova Cristo. […]. Le nozze in cui Cristo è assente, è presente il demonio. Oggi vediamo che i matrimoni che fanno all’infuori di Cristo, quindi il demonio si è fatto presente con i tutti i suoi sbagli, perciò non c’è da meravigliarsi che i risultati sono pessimi”. (San Giovanni Leonardi, De sancto matrimo­nio. Domenica 2 post epiphaniam. C. 365)

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria

Gesù mio perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della Tua misericordia.

Trahe me post Te,
o Mater sancta

3. L’Annuncio del Regno di Dio :

«Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo» (Marco 1, 15).

Meditazione

“Quasi tutte le pecore di Cristo dell’Asia, del-l’Africa, della maggior parte dell’Europa e del-l’America periscono nella loro infedeltà perché non hanno pastori che le cerchino e le conducano alla Chiesa. È necessario perciò erigere se­minari nei quali siano raccolti, formati e preparati delle guide di anime che sentano l’urgenza, lasciata al sicuro una pecora nella Chiesa, di cercare e pascere le novantanove che sono nel deserto. Costoro, affin­ché correttamente eseguano il loro ministero debbono imitare la po­vertà, la castità e l’obbedienza degli Apostoli, imitazione che propriamente si addice ai pastori delle anime come a figli e legittimi successori degli Apostoli e dei discepoli di Gesù Cristo. Prego perciò e supplico dalla Vostra Santità di non creare una nuova congregazione, ma piuttosto nuovi seminari nei quali si raccolgano, si formino e si pre­parino delle guide particolarmente predisposte per queste anime ab­bandonate. Essi saranno quanto mai simili ai primi pastori della Chiesa […]e perciò adatti a condurre le pecore alla Chiesa di Cristo.” (San Giovanni Leonardi, Giovan Battista Vives, Martin de Funes, Progetto missionario, Proemio)

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria

Gesù mio perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della Tua misericordia.

Trahe me post Te,
o Mater sancta

4. La Trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor :

«Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Gia­como e Giovanni suo fratello e li condusse in dis­parte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce» (Matteo 17, 1-2).

Meditazione

“Proprio perché Dio è somma bellezza, questo ci dovrà convincere ad amarlo in modo sublime. Ora, volendo parlare della divina bellezza, è come voler svuotare tutto il mare goccia a goccia. Sarebbe più facile calcolare tutte le stelle del cielo, contare tutte le sabbie del mare. In Dio, risiedono tutte le bellezze dell’universo come è scritto:” E’ in mio possesso la bellezza del campo. (Cf. Sal 49,11) Di che campo si tratta, se non dell’universo dove egli esce a seminare (Cf. Mt 13,3) il seme della sua bellezza? […]

Nella conoscenza di tale bellezza, noi infermi, siamo chiamati a salire come scrive Platone: Ascendere per mezzo delle realtà belle, di grado in grado fino alla bellezza ultima, profondo oceano di splendore nel quale le creature s’immergono.

Vedi cristiano, tutte le cose belle dell’universo sono unite in Dio in modo eminente. Così come i raggi splendenti del sole dispersi sulla terra, essi sono uniti nel disco solare. Osservando queste cose eleviamo in alto il nostro intelletto per comprendere che le creature portano in sé le tracce della divinità ed alcune sono fatte ad immagine di Dio. […] La vera bellezza è una scintilla che Dio ha seminato nel campo dell’universo. In lui è tutta la bellezza, di tutti gli uomini che sono stati e che saranno”. (san Giovanni Leonardi, dal Sermone sulla divina bel­lezza, C.167)

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria

Gesù mio perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della Tua misericordia.

Trahe me post Te,
o Mater sancta

5. L’Istituzione dell’Eucarestia :

«Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: “Prendete e mangiate, questo è il mio corpo”» (Matteo 26, 26).

Meditazione

“Qual è il convito delle nozze spirituali? Altro non è, che il convito del Santo Sacramento del Corpo del Signore. Perché questo, prima per mezzo della penitenza, ci sposa unendoci a sé attraverso la sua grazia, poi ci nutre con il suo Corpo. Come per le carni degli animali grassi e forti chi se ne ciba riceve la stessa forza, così da questo alimento di­vino.

Oh alto segreto! Oh profondo mistero!

Considerate che ciò avviene per il Corpo di Cristo. Coloro che si cibano del suo corpo diventano più robusti, proprio perché, uno degli effetti del Santo Sacramento è dare forza e consolazione interiore, come av­venne per il profeta Elia che fu confortato dal cibo divino, il quale pre­figurava questo Sacramento. E che tutto ciò corrisponde al vero. Ascolta cosa dice il salmista: “il pane, che sostiene il cuore dell’uomo” (Cf. Sal 103 15) e altrove: “per me tu prepari una mensa” (Cf. Sal 22,5). […] Tutto questo manifesta la Chiesa quando canta: “E’ il pane che fornisce delizie al re”. O sacro convito! (san Giovanni Leonardi, dal Sermone sulle nozze regali, C.468)

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria

Gesù mio perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della Tua misericordia.

Trahe me post Te,
o Mater sancta

MISTERI DOLOROSI (o del DOLORE)

Da recitare il Martedì e Venerdì :
1. L’Agonia di Gesù nell’Orto Degli Olivi:

«Allora Gesù andò con loro in un podere, chiam­ato Getsemani, e disse ai discepoli: “Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare”. E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. Disse loro: “La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me”. E, avanzatosi un poco, si prostrò con la fac­cia a terra e pregava dicendo: “Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!”» (Mat­teo 26, 36-39).

Meditazione

“Convertitevi, mi fa gridare oggi, per voi, con la forza dello Spirito Santo. Convertitevi, mi grida il sangue di Cristo. Ditemi, a chi dob­biamo ricorrere se non a quei dolori, offese e angustie che sentiva Gesù nella notte della sua passione? In quell’ora, pieno di dolori e di turbamenti in cui senti il conflitto della carne e dello spirito che li fece gridare quelle parole così dolenti e mesti: “la mia anima è triste fino alla morte”(Mt 26,38), Come se volerci dire: è tanto il dolore che io sento, che è sufficiente a provocare la morte?

E quella angustia, da dove gli veniva? Oltre dalle altre cause, era dalla nostra durezza e d’ingratitudine. Perché vedeva che il suo sangue pre­zioso era sufficiente a salvare migliaia e migliaia di mondi che fossero esistiti e, invece, i pochi che si siano avvicinati ai santi sacramenti. [… ] Oh, ditemi fratelli, che spettacolo è questo? Che cosa così assurda è vedere: la chiarezza offuscarsi, il sole impallidire, la pace tramutare in guerra, il consolatore nell’angustia? Dio in tanti tormenti? Mentre aumenta il conflitto, Cristo prega e prostratosi in terra per tre volte, gridava forte al Padre. Comincia la sua passione. Comincia a sudare sangue che cadeva a terra. Che cosa è successo in questa realtà, mio Signore? Perché la natura fa il contrario del suo solito? […]. Non ci resta che coprire tanta malvagità con la penitenza. Cosa ci insegna la Scrittura, se non di farci convertire? Cosa chiede Dio ad Adamo quando gli domandò: “Dove sei?” (Gen 3,9), se non di portargli alla penitenza e alla confessione del suo peccato? Che altro voleva da Caino quando gli disse:” Dov’è Abele tuo fratello?” (Gen 4,9) se non per convertirlo?” (San Giovanni Leonardi, dal Sermone 17, C. 478)

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria

Gesù mio perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della Tua misericordia.

Trahe me post Te,
o Mater sancta

2. La Flagellazione di Gesù alla Colonna :

«Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagel­lare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora; quindi gli venivano davanti e gli dicevano: “Salve, re dei Giudei!”. E gli da­vano schiaffi».

(Giovanni 19,1-3).

Meditazione

“Il rimedio consiste nel fruire con fiducia del prezioso sangue di Cristo. Ogni malattia è vinta con questa medicina. Se avverti il tuo cuore in­fiammarsi per la croce, se nel petto il tuo cuore subito farà rivivere quello che avvenne nella passione, rapidamente tutto si placherà. Ri­fletti sui dolori sofferti dal Signore, tenta di numerarli e se poi dici: essi mi cambiano assai, ti rispondo che in quello ci distinguiamo dalle belve che sono mansuete finché non sono indotte a trasformarsi. In che cosa ti differenzi da loro? E non stare a macerarti perché l’uomo tenti di infamarti, ma prova a pensare se almeno qualche volta tu possa aver acquisto qualcosa di buona da lui. Innanzitutto vivi il santo timore di Dio al tuo interno e questo pensiero ti renderà prontamente modesto e cosciente. Impara dai tuoi dipendenti i quali, non poche volte, di fronte alle tue escandescenze tacciono e allora constata che non è impossibile. Considera che chi ti offende, spesso non è del tutto consapevole, così sopporterai più agevolmente le sue invettive. Infatti spesso è talmente demoniaca la turbativa che in nessun modo le bestie saprebbero fare di più.” (san Giovanni Leonardi, dal Sermone C. 218)

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria

Gesù mio perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della Tua misericordia.

Trahe me post Te,
o Mater sancta

3. La Coronazione di Spine:

«Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la corte. Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto e, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, con una canna nella destra; poi mentre gli si inginocchiavano davanti, lo scherni­vano: “Salve, re dei Giudei!”» (Mt 27, 27-29).

Meditazione

“Il Profeta Baruc vide un orto e in quello una spina bianca (Cf Bar 6,70). Questo orto è l’umanità di Cristo, “giardino chiuso(Ct 4,12). In questo giardino e nel punto più delicato è stata posta la spina, nel suo capo benedetto. Disse ancora il profeta, che sul ramo si sono pog?

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giati tutti gli uccelli. Su quello di Cristo, tutti i santi e anche noi, dob­biamo prenderci vigore, con la sua benedizione.

La figura di Cristo si può paragonare all’ariete di Abramo. “Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l’ariete e lo offrì in olocausto in­vece del figlio.”(Gen 22,13).

La corona di spine fu messa a modo di un casco sulla tesa di Cristo. Così si può paragonare con il versetto di Cantico dei Cantici 3,12: “Uscite figlie di Sion, guardate il re Salomone con la corona che gli pose sua madre nel giorno delle sue nozze, nel giorno della gioia del suo cuore”.

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria

Gesù mio perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della Tua misericordia.

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o Mater sancta

4. Il Viaggio al Calvario di Gesù carico della Croce:

«Allora costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce. Condussero dunque Gesù al luogo del Golgota, che significa luogo del cranio » (Marco 15, 21­22).

Meditazione

“La croce fu piantata nel mezzo della terra perché: “ha operato la sal­vezza nella nostra terra” (Salmo 74,12), per farci capire, o carissimi, che il Signore vuole che la sua croce tenga il primo posto della vita dell’uomo, che è la sua anima.

Fu piantata la croce nel nostro cuore ogni volta che il Signore ci ha benedetti con la sua Grazia. La piantò il giorno del nostro Battesimo quando fummo rigenerate da questo lavacro santo e benedetto. La piantò nel giorno della nostra Cresima, quando fummo arruolati nel suo esercito. La piantò e continua a piantare, quando noi, pieni di con­trizione, ci siamo confessati. L’ha piantata nella Santa Eucarestia che è memoria di quella. La pianta nella mente dei suoi fedeli continua­mente, quando ci infiamma ed accenda nel ricordo della sua passione. Noi miseri, più di quei cristiani che allora erano in Gerusalemme, ci lasciamo rubare la croce per la nostra testardaggine?” (San Giovanni Leonardi, Sermone 32, in die exaltationis s(anctae) crucis)

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria

Gesù mio perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della Tua misericordia.

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5. La Crocifissione e Morte di Gesù:

«Quando giunsero al luogo detto Cranio, là cro­cifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l’al-tro a sinistra. Gesù diceva: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”… Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gri­dando a gran voce, disse: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spir­ito”. Detto questo spirò» (Luca 23, 33-46).

Meditazione

“Quando, cammin facendo, troverai sopra un albero o per terra un nido d’uccelli e le uova, non prenderai la madre sui figli; ma scacciandola, lascia andare la madre e pendi per te i figli, perché tu sia fe­lice e goda lunga vita.” (Dt 22, 6-7).

Questo passaggio biblico ci fa vedere che il precetto non fu osservato in Cristo e la Vergine. […] Da qui impariamo quanti siano pochi che si salvano, perché pochi sanno stare accanto alla croce, come dice san Agostino. Stavano la Vergine e le tre Marie. Stava la Vergine più vicina alla croce perché era più vicina ai suoi dolori: anzi era in croce con il suo Figlio perché l’anima è più presente dove ama, piuttosto dove anima.

Comandò Dio nel libro del Levitico di non sacrificasse la madre con il figlio (Lev 22, 28). Certamente Dio non si riferiva agli animali, nel versetto del Levitico, ma ci ha fatto conoscere la crudeltà dei giudei che, nei occhi della madre, crocifissero il Figlio… I giudei crocifissero Cristo, nelle viscere di sua Madre. (San Giovanni Leonardi, Sermone 72, C. 246v)

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MISTERI GLORIOSI (o della GLORIA)

Da recitare il Mercoledì e la Domenica : 1. La Risurrezione di Gesù:

«Il primo giorno dopo il sabato, di buon mattino, si recarono alla tomba, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono la pietra roto­lata via dal sepolcro; ma, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. Mentre erano ancora incerte, ecco due uomini apparire vicino a loro in vesti sfolgoranti. Essendosi le donne impaurite e avendo chinato il volto a terra, essi dissero loro: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato”» (Luca 24, 1-6).

Meditazione

“Desidero da Gesù Crocifisso alle riverenze vostre le sante e buone feste e che a tutti tanta grazia conceda che, morti e sepolti ad ogni sorta di imperfezione, con Lui nel santo giorno della risurrezione in novità di vita e di perfezione risorgano. Amen [… ]. Vi supplico e vi prego “ nelle viscere di Gesù Cristo” che “ad essere unanimi nel parlare, per­ché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pen­siero e d’intenti» (1 Cor 1, 10), sgomberando dal vostro cuore ogni passione e timore. Ora non vi sono più, per grazia di Dio, le ombre e i timori esterni. Per favore, non date ad intendere che il male sia dentro di voi. Il Signore custodisca i vostri cuori e le vostre menti.” (San Giovanni Leonardi, Lettera del 9 aprile 1604)

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria

Gesù mio perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della Tua misericordia.

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o Mater sancta

2. L’Ascensione di Gesù al Cielo:

«Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio» (Marco 16, 19).

Meditazione

“Dopo quaranta giorni, ammaestrando gli Apostoli e suoi Discepoli, salì al cielo alla loro presenza. Siede alla destra di Dio Padre, come nel suo eterno riposo dopo fatiche e tormenti. Si dice alla destra, per farci comprendere che, come Dio, è uguale al Padre e, come Uomo, è innal­zato in onore e dignità al disopra di tutte le creature.

Qui in terra non c’è più, come c’era prima che andasse in cielo, cioè tangibile e visibile; ma c’è con la sua Grazia e con il suo Spirito e, oltre a ciò, con il suo corpo presente nel Santissimo Sacramento dell’altare, cioè in Corpo, Anima e Divinità. Esercita la sua funzione di Avvocato, di Mediatore e di Sacerdote, offrendo continuamente a Dio suo Padre il suo Santissimo Sangue che ha sparso per noi.” (San Giovanni Leo-nardi, Dottrina cristiana)

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria

Gesù mio perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della Tua misericordia.

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3. La Discesa dello Spirito Santo su Maria e gli Apostoli :

«Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro cinque lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spi­rito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere di esprimersi» (Atti 2, 1-4).

Meditazione

“Meditate in questo Mistero quando gli Apostoli, uomini rozzi, si sono sparsi in tutto il mondo per annunciare cose impensabili al mondo. Erano pescatori umili, senza alcun potere, privi di conoscenza e senza risorse umane, eppure disposti ad andare in ogni paese predicando cose così ardue. Di subito sono diventati così eloquenti e parlando in tutte le lingue. Hanno conosciuto i più alti misteri della Scrittura, quanto capirono che il centro era Cristo e, con lui, hanno vinto i filosofi e i saggi del mondo. Considera la forza che per annunciare queste cose dovettero sopportare fame, sete, catene e il martirio. Queste cose non si possono fare con la fortezza umana ma con lo Spirito di Dio.” (San Giovanni Leonardi, Meditatio XXIII)

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria

Gesù mio perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della Tua misericordia.

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4. L’Assunzione di Maria Vergine al Cielo :

«Tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente» (Luca 1, 48-49).

Meditazione

“Vi invito e vi supplico ad onorare il giorno così solenne dell’assun-zione di Maria non con drappi, bande, canti mondani, ma con la pu­rezza della coscienza mediante la confessioni dei peccati con il sacramento della penitenza. In questo modo voi potete partecipare a quel sacro convito con il quale il Signore ha preparato per voi un ban­chetto di ottime vivande.

Voi sapete bene che ai conviti importanti non si va con panni logori e tantomeno sudici, ma piuttosto con i migliori che uno ha. Così dovete venire qui davanti dopo aver buttato via i panni vecchi dei peccati, me­diante la santa confessione e vestirvi di nuovi, con la grazia che in essa riceverete. E così, belli e adornati, venite alla mensa celeste del corpo e sangue del Signore nostro. Molte cose vi spingono a fare questo: la squisitezza dei cibi, la propria utilità, il giorno di questo convito, il ri­spetto di chi vi invita.

Qui c’è Cristo. Infatti se gustiamo la dolcezza del suo banchetto, quale cibo è migliore di questo cibo? Quale pane è più squisito di questo pane? Qui vi è ogni bene ad quale vi spinge il vostro interessa e da qui molti frutti scaturiscono nella anima vostra.

Sì, il giorno della domenica è il più importante e vi sazia, ma questo giorno dell’assunzione di Maria al cielo, è uno dei più importanti. L’av-vocata nostra, fu tanto esaltata e onorata dal suo Figlio fino a farla ado­rata dagli angeli.

La vogliano onorare anche noi oggi? Il miglior onore che le possiamo fare è che ci uniamo al suo Figlio”. (San Giovanni Leonardi, Sermo Dominicus XI post Pentecostem).

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria

Gesù mio perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della Tua misericordia.

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5. L’Incoronazione di Maria Vergine Regina del Cielo e della Terra:

«Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle».

(Ap. 12, 1).

Meditazione

“Domandate alla Beata Vergine Maria: come è successo che Dio ti ha innalzata al sopra di tutti gli Angeli. Questi Angeli, messaggeri da Dio, si stupiscono a dire di lei: Chi è costei? Da dove ha ricevuta tanta gloria?

Lei vi risponderà: “Perché ha guardato l’umiltà della sua serva”. Perché, l’Onnipotente ha fatto grandi cose in te? “Perché ha guardato l’umiltà della sua serva.”

La Vergine Maria ha salito su questa scala dell’umiltà, sulla quale anche noi dobbiamo salirci.

In questa via, vi è chi ascende o chi discende. Ascendono coloro che hanno lo spirito di umiltà, discendono coloro che fanno atti di superbia. Discendono in modo che possano capire quale è la strada per salire, che è il contrario del loro modo di ascendere. Dio sostiene questa scale, per sollevare gli umili; per dargli la sua mano; per andare incontro ai loro bisogni; per abbracciarli nelle sue braccia.

Ognuno di noi faccia a gara ad ascendere per questa scala, sull’esempio della Vergine Maria.

Chi è al primo gradino, salga al secondo gradino e chi vuole salire più

in alto più si abbassi.” (San Giovanni Leonardi, Meditazione XXXIII).

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria

Gesù mio perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della Tua misericordia.

Trahe me post Te,
o Mater sancta

PREGHIERE FINALI

Salve, o Regina, madre di misericordia,
vita, dolcezza e speranza nostra, salve.
A te ricorriamo, esuli figli di Eva:
a te sospiriamo, gementi e piangenti in questa valle di lacrime.
Orsù dunque, avvocata nostra,
rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi.
E mostraci, dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo seno.
O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.

* * *

Preghiera a San Michele:

San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia; sii nostro aiuto con­tro la malvagità e le insidie del diavolo. Che Dio eserciti su di lui il suo dominio, preghiamo supplichevoli: e tu, o Principe della milizia celeste, col divino potere ricaccia nell’inferno Satana e gli altri spiriti maligni che si aggirano per il mondo per perdere le anime. Amen.

“Sancte Michael Archangele, defende nos in proelio; contra nequitiam et insidias diaboli esto praesidium. Imperet illi Deus, supplices depre-camur: tuque, Princeps militiae caelestis, Satanam aliosque spiritus malignos, qui ad perditionem animarum pervagantur in mundo, divina virtute, in infernum detrude. Amen”.

Sub tuum praesidium:

Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, santa Madre di Dio;

non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova,

ma liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta.

Sub tuum praesídium confúgimus,

sancta Dei Génetrix;

nostras deprecatiónes ne despícias

in necessitátibus;

sed a perículis cunctis

líbera nos semper,

Virgo gloriósa et benedícta.