Madonna del Pozzo – Santa Maria in Via – Roma

All’inizio dell’attuale Via del Tritone sorge la chiesa di S. Maria in Via, bella e semplice, amatissima dai romani, oasi di pace nel turbinoso cuore della città. Dal 1512-1513, è officiata dalla comunità religiosa dei Servi di Maria, residente nell’attiguo omonimo convento. I Servi di Maria sono un Ordine religioso mendicante, fondato nella prima metà del Duecento, da sette mercanti fiorentini, noti come i sette Santi Fondatori. Presente in tutti e cinque i continenti e in oltre trenta nazioni, l’Ordine comprende nella cosiddetta Famiglia Servitana una ventina di Congregazioni religiose femminili, due Istituti secolari, un diffuso Ordine secolare, il Movimento giovanile servitano e le Diaconie laiche dei Servi. Nuove fondazioni sono state avviate in India, nelle Filippine, in Mozambico, in Uganda, mentre alcuni conventi, già soppressi dai regimi comunisti negli anni Cinquanta del secolo XX, sono stati riaperti in Cecoslovacchia e Ungheria.

La denominazione “S. Maria in Via” è di incerta origine. La chiesa, infatti, è di antica fondazione, poiché se ne fa menzione in una bolla di papa Agapito II del 955. La dizione in Via, potrebbe riferirsi alla prossimità della via consolare Flaminia (l’attuale Corso), oppure rappresentare un’abbreviazione di vinea (vigna), per la vicinanza di una vigna o sottintendere il richiamo alla Via nova per distinguere questa chiesa di S. Maria in Via dalla vicina S. Maria in Trivio nei pressi della Fontana di Trevi
La rilevanza storica e la forza di richiamo per la pietà verso la Vergine Santa di questa centralissima chiesa di Roma si deve alla presenza – nella omonima cappella – della venerata immagine della Madonna del Pozzo. A questo pozzo, infatti, dal 1256, con ininterrotto pellegrinaggio, si recano innumerevoli fedeli. Non è mancato chi ha definito la chiesa-santuario di S. Maria in Via una piccola Lourdes nel cuore di Roma. Nella notte tra il 26 e il 27 settembre 1256, un servo del cardinale Pietro Capocci, per sbaglio o deliberatamente gettò nel pozzo della stalla l’immagine della Madonna dipinta su un pesante mattone di terracotta. Prima che toccasse il fondo, le acque, rigurgitando improvvisamente abbondanti, riportarono in superficie l’immagine della Madonna. Il cardinale, con devoto stupore raccolse la sacra immagine prodigiosamente galleggiante sulle acque. Il processo canonico comprovò il miracolo e il papa Alessandro IV la fece mettere in venerazione in una cappella presso il pozzo da dove era riemersa. Nella ricostruzione della chiesa alla fine del ‘500, questa cappella è rimasta più profonda delle altre per consentire di includervi il pozzo adiacente dal quale tuttora viene attinta l’acqua, che i fedeli bevono con fiduciosa devozione e portano a congiunti e conoscenti infermi. L’evento prodigioso dell’emersione dell’immagine dal pozzo della stalla del cardinale Pietro Capocci è così descritto in una vecchia memoria:

“In quell’anno, poco più di quattro lustri dalla fondazione del sacro Ordine dei Servi di Maria, chiamato in seguito alla custodia della venerabile chiesa, nella notte dal giorno 26 al 27 settembre, in casa dell’Eminentissimo Cardinale Pietro Capocci, adiacente alla chiesa, allo improvviso le acque del pozzo posto nella stalla per abbeverarne i cavalli, crebbero a segno che rigurgitando la inondarono interamente. Spaventati, i cavalli cominciarono a far strepito. Da ciò risvegliati accorsero i mozzi, ed a vista dell’avvenimento meravigliati, fecero ogni sforzo per scioglierli e ricoverarli in luogo sicuro. Di poi, da naturale curiosità spinti, si posero a investigare la cagione dello strano avvenimento. Quando con loro grande stupore si avvidero che sulle acque alte più di un palmo dal parapetto del pozzo, galleggiava, quasi leggiero legno fos­se, una tegola sulla quale venne veduta l’immagine di Maria. A simil vista si accese in loro viva brama di possedere l’immagine prodigiosamente immobile sulle acque che gorgogliando precipitavansi tutt’intorno sul suolo; ma vano tornò ogni sforzo, poiché quante volte erano in sull’afferrarla, altrettante sommergendosi toglievasi alla vista sfuggendo loro di mano, per quanto instancabili ritentassero la prova. Stanchi, alla perfine, di simile gioco, riputarono migliore consiglio avvisarne l’Eminentissimo loro padrone, il quale, uditane la narrazione, come divotissimo che era di Maria Santissima, vestiti gli abiti cardinalizi, discese con tutta la sua nobile corte alla stalla e, fatta breve e fervente orazione a Maria, entrò nell’acqua che da ogni parte spandevasi e con sommo giubilo del suo cuore gli venne fatto d’afferrare senza difficoltà di sorta la benedetta effigie di Maria. Le acque del pozzo allora tornarono alloro profondo e naturale livello. S’avvia pertanto con faci accese il corteo dei familiari e l’Eminentissimo porporato trasporta la miracolosa immagine nelle sue stanze, dove innanzi alla medesima si trattiene il resto della notte in orazione, fervorosamente nell’umiltà del suo cuore ringraziando Dio e la Vergine benedetta di averlo fatto degno d’essere testimonio e parte precipua del prodigioso avvenimento. Allora Iddio gli ispira il disegno di convertire la ignobile stalla in un tempio dedicato alla ritrovata effigie. La dimane l’Eminentissimo Principe si recò dal Pontefice e narratogli il fatto accaduto in sua casa, lo supplica instantemente di concedergli l’approvazione del concepito disegno di dedicare al culto di Maria il luogo dove il prodigio era avvenuto. Il S. Padre ordinò che prima se ne facesse un giuridico processo, in cui provato vero con rigoroso esame dei testimoni il miracolo, non sola­mente concesse quanto chiedeva l’ Eminentissimo Cardinale, ma decretò che intimata una solenne processione di tutto il clero, a cui intervenne la stessa sua Santità, fosse la miracolosa immagine nel nuovo tempio solennemente collocata non molto lungi dal pozzo dove con sì gran prodigio erasi manifestata. In questo, inchiuso nel recinto della nuova chiesa, il Cardinale Capocci depose molte reliquie di Santi, tra le quali una particella della pietra del pozzo del Patriarca Giacobbe su cui sedè Gesù nostro Signore quando convertì la Samaritana “.

Oltre due secoli più tardi, sotto papa Innocenzo VIII (1484-1492), si procedette alla ricostruzione “dalle fondamenta” della chiesa preesistente che minacciava di andare in rovina. Nella nuova costruzione la cappella con l’immagine della Madonna del Pozzo costituiva parte a se stante. Nel 1494 la chiesa venne eretta in parrocchia. La difficoltà, per il sacerdote diocesano cui essa era stata affidata, di assolvere il suo compito, fu occasione della concessione (1512­1513), da parte di Leone X, della chiesa ai frati Servi di Maria che si trovavano nella vicina chiesa di S. Nicola in Arcione. Nel 1541 S. Maria in Via fu arricchita di un altare maggiore, delle campane, di arredi sacri ecc. provenienti dalla demolita chiesetta di S. Andrea ad Columnam, che sorgeva ai piedi della colonna Antonina. Nel 1551, sotto papa Giulio III (1550-1555), la chiesa divenne titolo cardinalizio: ne fu primo titolare Fulvio del Cornea (†1583), nipote di Giulio III. Tra gli illustri cardinali titolari di S. Maria in Via sono da ricordare S. Roberto Bellarmino (†1621), Egidio Albornoz (†1649), Carlo Carafa (†1689), Pier Francesco Bussi (†1769), Patrick J. Hayes (†1938).
Dalla fine del 1500 ai giorni nostri, la chiesa ed anche l’attiguo convento dei Servi di Maria, furono oggetto di molteplici interventi di restauro e di ristrutturazione. Come si potrà rilevare dalla Traccia bibliografica, la chiesa di S. Maria in Via ha dato luogo a notevoli ed interessanti studi. La presenza plurisecolare dei Servi di Maria accanto alla Madonna del Pozzo ha favorito i religiosi nel dare alla sacre funzioni, alla predicazione, alla catechesi ed alle attività di apostolato un’impronta fortemente mariana in conformità del loro carisma che vuole tradursi in testimonianza evangelica di comunione fraterna che si ispira a Maria, Madre e Serva del Signore. A partire dal secondo dopoguerra, con l’istituzione da parte del Servo di Maria padre Giovanni M. Catena (†1992) dell’istituto Pueri Cantores di S. Maria in Via, resosi noto anche sul piano nazionale e internazionale, la nostra chiesa è stata punto di crescente richiamo per il culto della musica sacra con cui sono state arricchite le funzioni religiose. S. Maria in Via è inoltre nota per l’artistico presepe allestito ogni anno dalla sezione romana “Amici del presepio” e per l’artistico Presepe napoletano stabilmente istallato nella sala adiacente all’ultima cappella della navata sinistra


Da alcuni anni nel chiostro del convento viene allestita, per il periodo natalizio, una grande Mostra di Presepi tra le più apprezzate di Roma.

(http://www.santamariainvia.it/)