Santuario della Madonna della Civita (Itri, Gaeta)

Il santuario della Madonna della Civita è situato nel territorio dell’arcidiocesi di Gaeta (nel comune di Itri), sulla sommità del monte Fusco nella catena dei monti Aurunci. Il culto legato alla Santa Vergine sembra risalire ad un’immagine ritrovata da un pastorello su un leccio nell’VIII secolo.

Molti i pellegrini che arrivano a piedi da diversi paesi: da Cellole che dista 42 km dal santuario, da Pontecorvo che dista 34 km. Il pellegrinaggio più noto è quello che parte dall’abitato di Itri, ogni mattina di sette sabati antecedenti la celebrazione della Madonna della Civita (il 21 luglio) che ricorda una delle più famose grazie: quella del 21 luglio 1527, quando la Vergine dalla Civita liberò dalla peste tutti gli abitanti dei paesi circostanti.

Numerosissimi gli ex voto custoditi all’interno del santuario.

Il panorama dal piazzale del santuario è notevolissimo: sono riconoscibili le più importanti vette del settore occidentale degli Aurunci: monte Trina,monte Faggeto, monte le Pezze, monte Le Vele, monte Ruazzo, monte Orso, Le Rave Fosche, monte Cefalo, monte Carbonaro ed in lontananza il monte Orlando ed il monte Circeo.

Attualmente, il santuario, al cui ingresso è posta la scritta Terribilis est locus iste, è meta di quasi mezzo milione di pellegrini l’anno (non solo dai paesi vicini, ma anche da Campania, Abruzzo e dalla provincia di Frosinone in particolare), di cui non meno del 10% sale ancora a piedi.

L’origine del santuario è avvolta da un alone di mistero e leggenda, legata alla tradizione popolare. Secondo tradizione, durante la persecuzione iconoclasta ordita dall’imperatore Leone Isaurico a Costantinopoli, VIII secolo, due monaci basiliani vennero sorpresi dai soldati con il dipinto su legno della Madonna. Chiusi in una grande cassa insieme al quadro, furono gettati in mare: “Se veramente è così miracolosa, vi salverà”, dissero. Dopo 54 giorni, questa cassa galleggiante toccò la sponde di Messina e successivamente di Gaeta. Qui il quadro fu esposto alla venerazione dei fedeli, ma dopo poco tempo scomparve da quel luogo e venne ritrovato sul monte Civita, presso Itri, da un pastore sordo e muto che era alla ricerca di una sua bestia smarrita. Egli riacquistò l’udito e la parola e corse lieto in paese (a Itri) a dare la notizia del quadro miracoloso trovato su un leccio. Fu così che il quadro fu affidato ai monaci benedettini, che all’epoca erano in Figline, a circa 3 km dalla cima suddetta sulla strada mulattiera che va verso Fondi. Più realisticamente, l’icona di fattura certamente orientale (attribuita addirittura a san Luca per la presenza di tre lettere, ormai sbiadite, poste alla base del quadro [3]: L.M.P. a significare “Lucas Me Pinxit”), raggiunse Gaeta portata da alcuni monaci basiliani che, fuggiti dall’oriente, andavano verso qualche convento del Lazio. Il quadro fu lasciato ai monaci del monastero di San Giovanni in Figline, i qua­li lo esposero a poca distanza sul monte Civita, in un eremitaggio appartenente al loro monastero.

Durante la seconda guerra mondiale il quadro non fu distrutto grazie a don Lidio Borgese, rettore del santuario in quel periodo, che riuscì a nascondere l’immagine sotto il suo mantello. Così, senza farsi scoprire dai tedeschi, il rettore viaggiò tra i monti Lepini, fino a Sonnino e Cisterna di Latina, riuscendo, successivamente, a far tornare il quadro a Itri.

(da wikipedia)